Necrosi avascolare dell'anca: capire lo stadio e le opzioni
La necrosi avascolare dell'anca è una malattia meno conosciuta dell'artrosi, ma può colpire anche persone giovani e attive. Nasce da un problema di circolazione nella testa del femore e, se non riconosciuta in tempo, può danneggiare l'articolazione. In questa guida spieghiamo cos'è, come si arriva alla diagnosi, perché lo stadio della malattia orienta ogni scelta e dove si collocano le terapie rigenerative con PRP e SVF.
Cos'è la necrosi avascolare della testa del femore
La testa del femore, la parte arrotondata che si inserisce nel bacino, riceve sangue da vasi relativamente sottili. Quando questo apporto si riduce o si interrompe, una porzione di osso smette di ricevere nutrimento e inizia a soffrire. È quella che si chiama necrosi avascolare, o osteonecrosi.
Nelle fasi iniziali la forma della testa femorale è conservata e la cartilagine è integra. Con il tempo, però, l'osso indebolito può cedere sotto il carico, la superficie articolare può deformarsi e l'anca sviluppa un danno simile a un'artrosi avanzata.
Le cause sono diverse e non sempre identificabili. In termini generali, tra i fattori associati si citano traumi dell'anca, uso prolungato di cortisonici ad alte dosi e consumo elevato di alcol; in molti casi però resta sconosciuta. La malattia può interessare una sola anca o entrambe.
Il punto essenziale è che si tratta di una condizione progressiva. Quanto prima viene riconosciuta, tanto più ampie sono le possibilità di trattamento. Per questo un dolore all'anca che non passa merita attenzione anche in una persona giovane, senza attribuirlo automaticamente a un problema muscolare.
Sintomi e diagnosi: il ruolo della risonanza
Nelle fasi iniziali la necrosi avascolare può dare pochi sintomi o nessuno. Quando compaiono, i più comuni sono:
- dolore all'inguine, a volte irradiato alla coscia o al ginocchio;
- dolore che aumenta camminando o stando in piedi a lungo;
- rigidità e riduzione dei movimenti dell'anca, soprattutto nella rotazione;
- in seguito, dolore anche a riposo o di notte;
- zoppia nelle fasi più avanzate.
La radiografia è spesso il primo esame, ma nelle fasi precoci può risultare normale. La risonanza magnetica è in genere lo strumento che permette di riconoscere la malattia prima che l'osso si deformi, e di stimarne l'estensione. Per questo, davanti a un dolore inguinale persistente con radiografia negativa, il medico può richiedere una risonanza.
La diagnosi e lo stadio vanno sempre stabiliti da uno specialista ortopedico. Lo stadio, in particolare, indica se la testa del femore ha ancora la sua forma o se è già collassata, ed è il dato che orienta tutte le decisioni successive.
Conservate sempre immagini e referti, non solo le conclusioni: un secondo parere ha bisogno delle immagini originali.
PRP e SVF: dove si collocano
City Medical Centre, clinica indipendente di Mosca, include la necrosi avascolare tra le condizioni che tratta con metodi rigenerativi senza chirurgia, usando materiale del paziente stesso.
Il PRP, plasma ricco di piastrine, si ottiene da una piccola quantità di sangue del paziente: contiene fattori di crescita, aiuta a calmare l'infiammazione e crea condizioni migliori per la riparazione dei tessuti. L'SVF, frazione vascolare stromale, è una miscela di cellule coinvolte nella riparazione, isolata da circa 30 ml di tessuto adiposo prelevato in anestesia locale con una puntura su addome o interno coscia, senza punti; viene lavorata in centrifuga e unita al plasma. L'SVF si sceglie quando i cambiamenti nell'articolazione sono più marcati e si punta a un effetto più duraturo.
Ogni infiltrazione avviene sotto guida ecografica. L'intera procedura si svolge in un giorno, senza stampelle e senza ricovero, con controlli a 1, 3 e 6 mesi. In genere il dolore si attenua nel primo mese, la mobilità migliora in circa tre mesi e l'effetto completo si sviluppa in circa sei.
Il trattamento dà i risultati migliori negli stadi iniziali e intermedi. La pagina sul trattamento articolare per chi arriva da Milano descrive il metodo e le articolazioni trattate.
Quando la protesi è la risposta onesta
Nelle fasi avanzate, quando la testa del femore è collassata e la superficie articolare è deformata, la situazione cambia. A quel punto l'articolazione ha un danno strutturale che nessuna infiltrazione può ricostruire.
La clinica moscovita precisa che, a uno stadio avanzato, il medico dice apertamente se la sostituzione dell'articolazione è l'opzione più realistica. È un elemento importante da cercare in qualsiasi centro: una proposta rigenerativa che ignora lo stadio della malattia non è un buon segno.
Questo non significa che chi ha una necrosi avanzata non abbia alternative di gestione. Ne parlerà con il proprio ortopedico, che conosce le opzioni chirurgiche e i tempi giusti. Significa però che le aspettative verso PRP e SVF vanno calibrate sullo stadio.
Esistono poi situazioni in cui le infiltrazioni non si eseguono affatto. La clinica elenca come controindicazioni tumori, gravidanza e allattamento, disturbi della coagulazione, infezioni acute anche dentro o vicino all'articolazione, riacutizzazione di una malattia cronica grave e gravi patologie di cuore, reni o fegato. Sono controindicazioni temporanee febbre, raffreddore o influenza e infiammazioni della pelle sopra l'articolazione.
Dalla diagnosi in Italia al parere a distanza
Per chi vive in Italia, il primo passo non richiede di partire. La clinica offre una prima consulenza gratuita e una valutazione gratuita delle immagini: radiografie, risonanza magnetica ed ecografie si possono inviare prima della visita. Un coordinatore contatta il paziente e fissa la consulenza, che può svolgersi online.
Per la necrosi avascolare la documentazione più utile è:
- la risonanza magnetica dell'anca, con immagini complete e referto;
- le radiografie del bacino e dell'anca, anche quelle precedenti, per vedere l'evoluzione;
- l'elenco dei farmaci assunti, compresi eventuali cortisonici in passato;
- una breve descrizione dei sintomi e di quando sono iniziati.
Il sito non indica prezzi per il trattamento articolare: il costo va chiesto in consulenza. Non sono indicate nemmeno informazioni su viaggio, alloggio o durata del soggiorno, che vanno chiarite con il coordinatore.
Qualunque sia la decisione, mantenete il dialogo con l'ortopedico che vi segue in Italia. Un parere esterno ha più valore quando si integra con chi vi conosce e potrà seguirvi nel tempo.













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